16) Comte. La legge dei tre stadi.
Auguste Comte ritiene di aver scoperto una legge fondamentale,
secondo la quale tutte le nostre conoscenze pi importanti passano
per tre stadi: teologico, metafisico e positivo.
A. Comte, Corso di filosofia positiva.

Per spiegare convenientemente la vera natura ed il carattere
proprio della filosofia positiva  necessario gettare uno sguardo
d'insieme sulla marcia progressiva dello spirito umano, perch
qualsiasi dottrina pu essere meglio conosciuta quando se ne
conosce la storia.
Studiando cos lo sviluppo dell'intelligenza umana nelle sue
diverse sfere di attivit, dalle prime manifestazioni fino ai
nostri giorni, credo di aver scoperto una grande legge
fondamentale, alla quale esso  soggetto con ferrea necessit e
che pu essere definita in modo preciso sia con prove razionali
ricavate dalla conoscenza della nostra organizzazione, sia con la
verifica storica risultante da un attento esame del passato.
Questa legge consiste nel fatto che ogni nostra concezione
fondamentale, ciascun settore delle nostre conoscenze, passa
successivamente attraverso tre stadi diversi: lo stadio teologico
o fittizio; lo stadio metafisico o astratto; lo stadio scientifico
o positivo. In altre parole lo spirito umano, per sua natura,
adopera successivamente, in tutte le sue ricerche, tre metodi di
filosofare, il cui carattere  essenzialmente differente e persino
opposto: all'inizio il metodo teologico, quindi quello metafisico,
infine il metodo positivo. Da l hanno origine tre tipi di
filosofia, o di concezioni generali sull'insieme dei fenomeni, che
si escludono reciprocamente; il primo  il punto di partenza
necessario dell'intelligenza umana, il terzo la sua sistemazione
definitiva e fissa, il secondo vale soltanto come momento di
passaggio.
Nello stadio teologico lo spirito umano indirizza essenzialmente
le sue ricerche verso la natura intima delle cose, le cause prime
e le cause ultime di tutti gli effetti che lo colpiscono, in una
parola, verso le conoscenze assolute e si rappresenta i fenomeni
come prodotti dall'azione diretta e continua di agenti
sovrannaturali pi o meno numerosi, il cui arbitrario intervento
d ragione di tutte le contraddizioni apparenti dell'universo.
Nello stato metafisico, che non  in fondo se non una semplice
modificazione generale del precedente, gli agenti sovrannaturali
sono sostituiti da forze astratte, vere entit inerenti ai diversi
esseri del mondo e concepite come capaci di produrre esse stesse
tutti i fenomeni osservati, la cui spiegazione consiste dunque
nell'assegnare a ciascuno l'entit corrispondente. Infine nello
stato positivo lo spirito umano riconoscendo l'impossibilit di
raggiungere delle nozioni assolute rinuncia a cercare l'origine ed
il destino dell'universo ed a conoscere le cause intime dei
fenomeni, per dedicarsi unicamente a scoprire, con l'uso
opportunamente combinato del ragionamento e dell'osservazione, le
loro leggi effettive, cio le loro relazioni invariabili di
successione e di somiglianza. La spiegazione dei fatti, ridotta
dunque nei suoi termini reali, non  altro ormai che il legame
posto tra i diversi fenomeni particolari ed alcuni fatti generali;
di qui derivano i progressi della scienza che tende sempre pi a
diminuire il numero delle leggi [...].
Ordunque, se la filosofia positiva  il vero e proprio stato
definitivo dell'intelligenza umana, quello stato verso cui essa 
stata sempre pi intensamente protesa, nondimeno essa ha dovuto
necessariamente impiegare all'inizio e durante una lunga
successione di secoli sia come metodo, sia come dottrina
provvisoria, la filosofia teologica; filosofia il cui carattere 
d'essere spontanea, e perci la sola possibile all'origine, la
sola anche che possa offrire al nostro spirito nascente un
interesse sufficiente. E' ora molto facile accorgersi che per
passare da questa filosofia provvisoria alla filosofia definitiva,
lo spirito umano ha dovuto naturalmente adottare, come filosofia
transitoria, i metodi e le dottrine metafisiche. Quest'ultima
considerazione  indispensabile per completare il breve ragguaglio
generale sulla grande legge che ho prospettato.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1975, pagine 129-131.
